Ieri ho ricevuto questa richiesta di aiuto, particolarmente gentile e garbata.
“Buongiorno gentile dottore. Per educazione si chiede …come sta. Ma io non posso prendere questa libertà essendo una vecchietta del popolo. Sono purtroppo incontinente da anni e ho la fortuna che mi mandano gli ausili. Ultimamente due volte mi hanno mandato tanto in ritardo e metà della merce. Da circa un mese che li compro, la mia pensione purtroppo non me lo permette. Le volevo chiedere se gentilmente può fare qualcosa. Le chiedo umilmente scusa e la ringrazio. Ho 83 anni 4 volte la protesi dell’anca nel 2023. Il17 aprile infarto del miocardio…adesso sto facendo indagini al colon. Sangue occulto ecc. sono sola. Mi scusi” (lettera firmata)
Sembra un fatto banale, soprattutto difronte alle infinite liste di attesa, ai ritardi di soccorso, ecc., ma pare comunque meritevole di attenzione.
La signora riceve una pensione di 523 euro + l’assegno di accompagnamento, essendo invalida al 100%, e da circa un mese è costretta a procurarsi gli ausili a proprie spese, non ce la fa più, e deve chiedere aiuto ad un’associazione perché il servizio pubblico sembra ignorarla.
Abbiamo subito inoltrato un reclamo ad URP e Assessorato alla Salute affinché tale situazione possa essere sanata in tempo reale, ma sarebbe altresì auspicabile che l’amministrazione rimborsi alla signora quanto speso per acquistare gli ausili che le erano dovuti.
So che è utopistico chiedere quello che dovrebbe essere un dovere etico per un’amministrazione pubblica, ovvero riparare a proprie inadempienze, soprattutto se a farne le spese è un paziente fragile in condizioni di bisogno.
Non sono grosse cifre per l’Azienda sanitaria, per la signora sì, ma oltre all’aspetto economico conta il rispetto della dignità della persona, e qui c’è un senso di vuoto, sembra che si siano persi quei valori etici che dovrebbero rappresentare un faro per chi si occupa di salute pubblica.

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