La crisi della SORES, la Centrale dell’emergenza sanitaria di Palmanova, è di nuovo al centro dell’attenzione, e questa volta a scendere in campo a tutela degli operatori e dei cittadini è la CGIL secondo cui l’attività è peggiorata sia nei tempi di soccorso che nell’individuazione del posto da raggiungere.

A più di sette anni dall’ attivazione della Centrale unica a Palmanova il servizio di emergenza presenta ancora grossi problemi che, nonostante l’esperienza accumulata negli anni e alcune modifiche organizzative, non si è riusciti a correggere. E il motivo sembra evidente: si tratta di problemi strutturali del modello adottato, che non possono essere risolti se non cambiando il modello.

Desta sconcerto l’apparente indifferenza delle Amministrazioni locali e regionali, che sembrano non tener conto del fatto che nell’ambito del soccorso disservizi e ritardi si possono tradurre in morti e disabilità altrimenti evitabili.

La CGIL chiede dunque ai responsabili della salute pubblica di ripensare completamente l’organizzazione del sistema di emergenza sanitaria territoriale in Friuli Venezia Giulia e a tal fine ha pubblicato un documento tecnico che individua in modo puntuale le maggiori criticità del sistema.

Il documento rileva che la decisione di costruire un’unica centrale regionale ha diviso i punti di riferimento per il cittadino, tanto che la guardia medica e la non-urgenza hanno un recapito telefonico diverso, creando confusione negli utenti. Infatti, chi sta male o i suoi familiari non sempre sanno individuare la gravità del malore. Una volta si chiamava il 118 che era in grado di fornire subito la risposta più appropriata: mezzo di soccorso o guardia medica o anche Distretto. Adesso è più complicato poter ottenere una risposta appropriata in tempi ragionevoli.

L’organizzazione su base regionale ha portato a ulteriori criticità: troppi interventi da gestire in contemporanea, con conseguenze negative anche in termini di stress e di ritmi di lavoro, tempi lenti nel passaggio della telefonata dall’operatore “laico” del 112 al personale sanitario, una minore conoscenza del territorio da parte degli operatori, la mancata rotazione degli infermieri dislocati alla SORES tra attività in centrale e sui mezzi di soccorso, a causa di una sede di lavoro, Palmanova, spesso molto distante rispetto alla residenza.

E qui si apre un’altra importante questione, infatti l’idea di porre la sede della Centrale unica a Palmanova era stata contestata fin dall’inizio, poiché erano evidenti le difficoltà di una sede in aperta campagna e mal servita dal trasporto pubblico, che avrebbe costretto gli operatori, tranne i pochi residenti a Palmanova e comuni vicini, a sobbarcarsi ore di auto, per andare nella sede di lavoro e per rincasare, magari con la nebbia, con il traffico estivo e magari dopo un turno notturno di 12 ore.

Non si troveranno mai tanti infermieri disponibili a sopportate questi ritmi, a meno di pagarli a peso d’oro, oppure di spostare la centrale e finalmente tornare alle Centrali operative provinciali, quando il 118 funzionava.

Del resto, i Vigili del Fuoco, la Polizia ed i Carabinieri hanno nel tempo mantenuto la loro organizzazione provinciale. Ci sarà un motivo?

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