L’avarizia della Regione FVG verso il personale della sanità denunciata su questa pagina ha avuto vasta eco sulla stampa, tanto che la stessa ARCS, l’Azienda di coordinamento per la Salute, ha tentato di rimediare alla figuraccia di essere agli ultimi posti tra le regioni italiane per le retribuzioni a medici e infermieri.

L’ARCS ha dichiarato che “il dato 2023 corrisponde a quanto reso pubblico dal ministero e va riferito alla singola annualità”. Ma se andiamo a vedere il triennio precedente, 2020-22, le posizioni non cambiano, siamo sempre agli ultimi posti, e nulla di realmente efficace è stato fatto su questo fronte per arginare la fuga di medici e infermieri dal servizio pubblico verso il privato o all’estero.

L’ARCS sottolinea anche che la Regione ha approvato un piano triennale a favore dei dipendenti con oltre 112 milioni in più rispetto al passato. Ma se facciamo un po’ i conti qui oltre il danno c’è anche la beffa, si tratta infatti di poco più di 37 milioni di euro all’anno da suddividere per i circa 20mila dipendenti del Servizio sanitario regionale, quindi gli incentivi corrispondono a meno di duemila euro di media a testa, ovvero 156 euro lordi al mese in busta paga. Qualcuno pensa davvero che con queste somme si riuscirà ad attrarre e fidelizzare il personale?

Ma se dall’ARCS era logico attendersi una difesa d’ufficio della Regione, si resta basiti quando a tale difesa si unisce il sindacato più rappresentativo dei medici pubblici, ovvero l’ANAAO-AssoMed, che dichiara alla stampa che sono stati messi “fondi importanti” su reperibilità, notturni, festivi, emergenza, zona disagiate. E che “le cose, da un paio d’anni, stanno cambiando,” ovviamente in meglio.

Sembrano un vero e proprio endorsment delle politiche dell’assessore Riccardi le parole del segretario regionale dell’ANAAO Massimiliano Tosto, che ha voluto anche lodare la Regione per aver ottenuto, nel confronto con Roma, di “aumentare la soglia del tetto di spesa per il personale”. Ma è un’affermazione inesatta, poiché il FVG, autofinanziandosi, non ha l’obbligo di rispettare i tetti di spesa nazionali, anche se l’assessore li impone alle Aziende sanitarie.

Nella nostra regione fino a dieci anni fa l’ANAAO era stato un fiero baluardo a difesa della sanità pubblica, non temendo scontri anche pesanti con il potere, vedi lotta alla riforma Serracchiani-Telesca. Oggi dispiace a chi milita da decenni nel sindacato dover assistere a quella che sembra una deriva filogovernativa.

Categories:

Tags:

No responses yet

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *