I medici continuano a scappare dalla sanità pubblica per andare nel privato o all’estero. Ciò avviene in tutt’Italia, ma nella nostra regione forse ancora di più.

La politica cerca di trovare soluzioni ricorrendo all’esternalizzazione di reparti e servizi ospedalieri, ai gettonisti, e pure, come oggi vuole fare la Regione Veneto, aprendo ai medici stranieri, anche se i titoli di studio, laurea e specializzazione, non sono ancora riconosciuti in Italia. Oltre al problema della lingua.

Il Governo ha predisposto un disegno di legge delega per la riforma delle professioni sanitarie da attuarsi entro la fine del 2026, cioè tra un anno e mezzo; intanto altre migliaia di medici e infermieri lasceranno l’Italia per lavorare all’estero, dove ci sono già parecchie decine di migliaia di sanitari italiani che vi operano da anni. E comunque dalle anticipazioni fatte dal Ministro alla Salute non sembra che con questa riforma si potranno sciogliere i veri nodi per contrastare efficacemente la fuga dei professionisti dal servizio sanitario pubblico.

I medici ospedalieri italiani sono tra i meno pagati in Europa, tra il 2015 e il 2022 i salari dei medici italiani sono addirittura scesi del 6,2% (dati della FEMS – Federazione europea dei medici dipendenti). Già allora si sarebbe dovuto cominciare ad aumentare le paghe anziché ridurle, soprattutto nella nostra regione, dacché a fronte della retribuzione annuale media italiana pari a 85.590 euro quella rilevata in FVG era di 84.327, quindi sotto la media nazionale, che già era tra le più basse d’Europa (dati MEF – Ministero Economia e Finanze).

Qualche incremento c’è stato negli ultimi anni, ma assai misero e del tutto insufficiente per invogliare a restare. Un medico in Germania e negli altri paesi del Nord Europa guadagna assai più che da noi, sovente il doppio e oltre.

Quindi per prima cosa bisogna rendere gli stipendi più attrattivi, visto che gli attuali incentivi economici per medici e infermieri sono troppo avari per avere qualche effetto.

In FVG con l’assestamento estivo del bilancio sono stati stanziati 40 milioni di euro per incentivare il personale sanitario, stanziamento che non sembra particolarmente generoso visto che l’assestamento conta su oltre un miliardo e 200 milioni. Così la quota riservata ai sanitari rappresenta appena il 3% della somma totale.

La mancanza di medici è un problema enorme che si riflette sulla vita e salute dei cittadini, avevamo a disposizione un miliardo e 200 milioni, ma per il personale della sanità è disponibile un misero 3%.

Comunque, meglio di niente e meglio tardi che mai, visto che questo fenomeno non è un fulmine a ciel sereno, se ne parlava già da una decina di anni, eppure è stato fatto poco o niente.

In FVG si è addirittura agito al contrario mantenendo i tetti di spesa che la nostra Regione non aveva l’obbligo di osservare, avrebbe potuto assumere quanto personale serviva, visto anche che mai come in questi ultimi anni la Regione FVG ha avuto tanti soldi, e invece di spenderli in ambiti essenziali a favore di tutti, ha preferito sprecarli in mille rivoli a favore di pochi.

Ma i soldi non sono tutto, conta anche, e molto, la qualità del lavoro. Un medico nei paesi del Nord Europa lavora in sistemi organizzativi incentrati sulla qualità, sul merito, sulla sicurezza, sulla trasparenza. Dove, tra l’altro, anche gli specializzandi hanno un ruolo ben più incisivo nell’attività ospedaliera e sono per questo ben remunerati.

Invece per i medici che lavorano in FVG 1) le prospettive di carriera sono ridotte al lumicino dopo i pesanti tagli dei reparti ospedalieri fatti durante la Giunta Serracchiani e confermati dalla Giunta Fedriga, essendo i pochi posti di direttore di struttura ( i primari) appannaggio dei clinici universitari; 2) il clima lavorativo è diventato quasi ovunque opprimente per deficit di organizzazione, carenza di risorse, spiccata intolleranza verso i professionisti che chiedono trasparenza; 3) la burocrazia è semplicemente asfissiante; 4) l’etica professionale è messa a dura prova dalle condizioni in cui “vivono” i malati, tra ambienti inadeguati e carenze assistenziali inaccettabili, e per un medico tutto ciò è assai difficile da sopportare.

Questi sono i reali problemi da affrontare se si vuole risolvere il problema, si doveva farlo molti anni fa, si è perso fin troppo tempo a mettere inutili toppe, si cominci ora.

Come già detto sono decine di migliaia i medici italiani che lavorano all’estero e ogni anno se ne aggiungono altre migliaia; quindi, piuttosto che assumere medici stranieri senza titoli riconosciuti e pagare ai privati mille euro per turno di servizio, si programmi un piano serio per rendere di nuovo attrattivo il nostro servizio sanitario pubblico, ma con fatti concreti e subito, perché non c’è più tempo.

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