È successo a Fusine nella notte di San Silvestro, ma l’episodio è venuto alla luce solo ora grazie ad un’interrogazione presentata in Consiglio regionale, che denuncia le gravi carenze del sistema di soccorso nelle aree montane del FVG.
Alle 3.19 di quella notte il figlio ha chiamato il 112, che ha passato la richiesta di soccorso alla SORES, la Sala operativa dell’emergenza sanitaria. Questa ha allertato l’ambulanza di stanza a Tarvisio e l’eliambulanza di base a Campoformido, nonché i Carabinieri (che hanno in dotazione il defibrillatore automatico) e la Guardia medica.
L’elicottero è decollato alle 3.44, ma a causa della scarsa visibilità il velivolo è rientrato alla base. L’ambulanza è giunta sul posto alle 3.58, l’equipaggio ha proseguito le manovre di rianimazione iniziate già dai presenti, ma l’attività vitale non è ripresa per cui è stato constatato il decesso.
La casa dov’è avvenuto il fatto si trova a 8 km da Tarvisio, quaranta minuti perché arrivi un’ambulanza per un codice rosso sembrano veramente troppi. Pur non potendo ovviamente sapere se un soccorso più rapido avrebbe potuto cambiare l’esito, è però certo che se il signore avesse avuto qualche chance di sopravvivenza i tempi di soccorso le hanno tolte del tutto.
E poi è mancato il soccorso medico avanzato, visto che di notte a Tarvisio, come in tutta la montagna friulana e carnica, non ci sono automediche, neppure una su tutto l’arco alpino da Tarvisio ad Erto e Casso.
E allora quando serve un supporto medico avanzato, come in questo caso, si tenta di sostituire l’automedica con l’elisoccorso, ma questo è condizionato dal meteo ed è intuibile che situazioni di scarsa visibilità come nebbia e nubi basse o vento forte non consentono il volo. Condizioni meteo avverse non sono rare nel nostro territorio, e soprattutto in montagna, per cui in tali casi, mancando le automediche e non potendo decollare l’elicottero, la comunità si trova priva di un presidio indispensabile per la salvaguardia della vita umana.
La normativa specifica, il DM 70/2015, prevede che ci sia un mezzo di soccorso avanzato ogni 60mila abitanti per la copertura di un territorio non superiore a 350 kmq, con un correttivo proprio per la copertura ottimale delle zone montane e pedemontane, ma evidentemente questi standard ministeriali non vengono applicati nella nostra regione.
L’interrogazione fatta dal Consigliere Honsell all’assessore Riccardi chiede che le scoperture di automedica in area montana vadano sanate al più presto, estendendo a 24 ore su 24 tutti i giorni dell’anno l’operatività dell’automedica di stanza a Tolmezzo, che adesso è presente solo di giorno da lunedì a venerdì (il week-end non lavora), ma anche ripristinando l’automedica di Maniago, soppressa nel 2016 dalla riforma Serracchiani.
Un tanto è dovuto alle popolazioni della Carnia e dell’Alto Friuli, poiché il tempestivo intervento medico avanzato è spesso un fattore determinante per l’esito del soccorso; il perdurare di queste gravi carenze rappresenta quindi un vulnus inaccettabile per la vita, la salute e la sicurezza delle persone residenti in montagna.

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