All’età di 91 anni, per quasi 30 ore su una barella assieme ad altri 12 pazienti nel corridoio del Pronto Soccorso di Palmanova tra persone che urlano e parenti che si lamentano. Questa la denuncia del figlio riportata con grande evidenza sulla stampa.
Nessuna particolare criticità – questa la sconcertante replica della direzione sanitaria – gli accertamenti clinici e diagnostici sul paziente novantunenne hanno seguito l’iter previsto.
Quindi per i vertici dell’ospedale di Palmanova non è un problema che un paziente abbia vissuto, dormito, sofferto per 30 lunghissime ore in un corridoio di passaggio del Pronto soccorso, esposto alla vista di tutti e disturbato da voci, urla, rumori. Sono condizioni di totale mancanza di privacy che ledono la dignità della persona umana, a prescindere dall’appropriatezza delle indagini diagnostiche e della terapia, ricordando che anche il rispetto di privacy e dignità fa parte delle buone cure.
E non è purtroppo un caso isolato poiché scorrendo le cronache di inizio anno vediamo che la situazione è risultata critica quasi ovunque nella nostra regione.
Il vero grosso problema dei Pronto Soccorso, oltre alla scarsità di personale, è la carenza di posti letto in ospedale, soprattutto di medicina, per cui i malati bisognosi di cura rimangono in Pronto Soccorso nell’attesa che si liberino i letti nei reparti – fenomeno del “boarding” – sottoponendo il personale a ulteriori carichi di lavoro per assistere i malati in attesa di ricovero.
La riforma Serracchiani aveva tagliato centinaia di posti letto ospedalieri, a cui non è mai stato posto rimedio, così oggi nella nostra regione si contano poco più di 3 posti letto per acuti ogni mille abitanti, mentre Germania ed Austria ne hanno oltre il doppio e la media europea è di 5 posti letto ogni mille abitanti.
Poi influisce anche la penuria di medici e infermieri dedicati all’assistenza sul territorio, ma invece di dedicare più risorse per rinfoltire il personale sanitario dei Distretti, si costruiscono altri muri, come le Case della Comunità, verosimilmente destinate a restare vuote, ripetendo l’esperienza fallimentare dei Cap, i Centri di assistenza primaria della riforma sanitaria del 2014.
Soldi che si potevano impiegare anche per rendere i nostri ospedali a misura d’uomo e così evitare quanto successo a Palmanova. E invece si continua ad assistere a un intollerabile spreco di ingenti risorse pubbliche.

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