La domanda è d’obbligo dopo l’annunciata chiusura del PPI – Punto di primo intervento – di Sacile entro il prossimo 31 dicembre, e interessa l’intera regione visto che a breve potrebbero avere la stessa sorte anche i PPI di Gemona, Cividale, Maniago e Trieste.

Si prospetta così un ulteriore depotenziamento della sanità pubblica, che avrà come prevedibile conseguenza un aumento di pressione sulle strutture di Pronto soccorso, già ora congestionate e ancor più domani.

Con evidenti e ulteriori disagi per chi ha bisogno di cure, e infatti a Sacile cominciano a levarsi le proteste di cittadini e loro rappresentanze, ma anche negli altri territori sede di PPI i Comitati di tutela della salute sono in allarme.

Il Direttore dell’ASFO, l’Azienda sanitaria di Pordenone, ha cercato di rasserenare gli animi dicendo che la presenza del medico sulle 24 ore sarà assicurata nella nuova CdC – Casa di comunità – grazie ad una nuova organizzazione incentrata sulla presenza di medici di medicina generale e di continuità assistenziale.

Ma sarà proprio così?

Le rassicurazioni del Direttore dell’ASFO non sembrano convincenti, i Punti di primo intervento fanno parte della rete di emergenza, le Case di comunità sono presidi dell’assistenza territoriale.

Sono due cose assai diverse e sono disciplinate da normative distinte, i Punti di primo intervento dal DM 70/2015, che regola la rete di emergenza, le Case di comunità dal DM 77/2022, che definisce l’assistenza territoriale. Quindi attività del tutto diverse e certamente non interscambiabili.

Del resto, gli stessi medici di medicina generale hanno recentemente ribadito di non volersi trasformare in guardie mediche, sottolineando che le Case di comunità non nascono per fare filtro al Pronto soccorso, ma per garantire la presa in carico dei pazienti fragili e con patologie croniche.

Ciascuno deve fare il lavoro che conosce, e tanto più in un campo delicato come il pronto soccorso, dove esistono precisi standard di sicurezza a tutela dei malati e degli stessi operatori che hanno la responsabilità di curarli.

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