Ecco cosa dice la mozione di fiducia a Fedriga in merito alla sanità: “Salute: continuità e prosecuzione del processo di riforma del sistema sanitario, reso oltremodo necessario dalla complessa situazione ereditata sia dal punto di vista finanziario che organizzativo, al fine di garantire una migliore e puntuale risposta ai bisogni di salute del cittadino”.
Va detto in premessa che la “complessa situazione ereditata” è ereditata dalla legislatura precedente, prima giunta Fedriga, caratterizzata da una riforma sanitaria iniziata con il varo della L.R. 27/2018, che fu fin dall’inizio descritta come una pedissequa prosecuzione della riforma Serracchiani. Quindi un’eredità a cui hanno contribuito in egual misura ambedue, Serracchiani e Fedriga.
E ora si vuole continuare per la stessa strada? Nonostante siano ormai ben note le difficoltà di questa amministrazione a programmare seriamente, almeno stando a questi sette anni di governo, in cui sembra si sia preferita l’immagine, gli annunci di magnifiche sorti e progressive, piuttosto che la concreta realizzazione di presidi efficaci per la salute pubblica.
Basti qui citare l’inaugurazione fasulla dell’ospedale di Pordenone, che non sarà completato prima del giugno 2026, e solo all’80-90%.
Ma quando nel dicembre 2024, l’assessore Riccardi inaugurava il nuovo ospedale era consapevole della situazione reale o era a sua insaputa? Che affidabilità ne deriva?
E non possiamo non pensare al piano oncologico, che pare si voglia usare a mo’ di grimaldello per chiudere strutture ospedaliere, piuttosto che tutelare i malati di tumore. Non c’era neppure il tempo per informare compiutamene i sindaci, tanta era l’urgenza secondo Riccardi di mettere in sicurezza i malati di cancro. Ma cosa ha fatto l’assessore nei cinque anni precedenti? Infatti, la DGR 2049/2019 che istituisce la ROR – rete oncologica regionale – risale a cinque anni fa, mancava solo il nome del coordinatore per avviarla già allora, ma c’è voluto un lustro per nominarlo, evidentemente la rete oncologica non interessava più di tanto all’assessore alla Salute. Ora invece c’è molta fretta, e guarda caso, proprio quando si è deciso di ridimensionare i reparti ospedalieri.
Mentre il coordinatore della ROR dopo nemmeno un anno ha dato le dimissioni, che abbia scoperto qualche realtà sgradevole? Magari sui dati forniti dall’amministrazione?
Già, come dimenticare l’affare dei dati presentati dall’assessore al Consiglio regionale che servivano a supportare l’azione di riforma e che poi si sono rivelati in parte inesatti e in parte carenti.
Lo scorso maggio la stessa Corte dei conti aveva evidenziato la difficoltà a reperire i dati che servono a supporto di una razionale programmazione e di un efficace governo del sistema sanitario regionale.
Qualche mese prima l’assenza di programmazione sanitaria era stata denunciata anche da un manager di alto profilo, Paolo Bordon, ma allora piuttosto che entrare nel merito delle critiche si cercò di tacitare il manager.
E a proposito di tacitare la memoria corre alla “macchina da guerra” pensata dall’assessore Riccardi da puntare contro chi continuava a criticare la Centrale di Palmanova per disservizi e ritardi di soccorso che si ripetevano allora e si ripetono oggi con preoccupante frequenza.
Veniamo dunque al nocciolo del problema: la programmazione si fa partendo dall’analisi dei dati, che servono per definire le criticità e fissare gli obiettivi misurabili e raggiungibili, in una scala di priorità.
Ma i dati a disposizione non sembrano né esaurienti né sempre attendibili, mancano indicatori per monitorare gli effetti, e allora quale affidabilità può dare una riforma senza una seria programmazione?
Ecco riformare così non significa “garantire una migliore e puntuale risposta ai bisogni di salute del cittadino” bensì il suo contrario.
E allora bisogna che monti una protesta corale, di tutti, in primis dei comitati di difesa, delle associazioni di tutela del malato, dei professionisti della salute.

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