L’incendio che si è sviluppato nella Casa della Comunità di Monfalcone pone due interrogativi, il primo riguarda gli standard di sicurezza, in quanto si apprende che l’attività clinica e assistenziale è svolta in una struttura con cantieri ancora aperti.

Fortunatamente l’incendio è stato di modesta entità e le fiamme sono state spente rapidamente, ma si è prodotto molto fumo, tanto da costringere all’evacuazione immediata degli operatori sanitari e degli utenti, e trasferire le attività in altre sedi.

Ci si chiede perché si sono aperte attività cliniche assistenziali in un edificio che da quanto riporta la stampa non sembra ancora ultimato, attività che comunque fino a poco tempo fa venivano svolte nelle sedi del Distretto. E allora perché esporre personale e utenti a potenziali rischi connessi ai lavori in corso?

E poi c’è un altro interrogativo. Dai documenti pubblicati da ASUGI risulta che la realizzazione della sede della Casa di Comunità di Monfalcone è stata ultimata lo scorso mese di maggio; quindi, non si capisce perché dopo due mesi ci siano ancora lavori in corso da cui è originato l’incendio.

Si sa che le Case della Comunità sono in parte finanziate dai fondi PNRR, tanto che la stessa Giunta regionale ne aveva attestato l’avvenuta realizzazione il 29 maggio scorso (DGR 759), e tra le Case ultimate risulta anche quella di Monfalcone.

Allora come mai c’è ancora un cantiere in attività?

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