In Friuli Venezia Giulia mancano oltre 200 medici di medicina generale, bisogna rendere più attraente la professione, per cui sciogliere il nodo dell’Accordo integrativo con i medici di famiglia potrebbe essere un primo passo in questa direzione.
Ma secondo quanto dichiarato dall’assessore alla Salute Riccardi occorre una legge regionale sia per pagare le ore extra ai medici che sceglieranno di lavorare nelle Case della comunità, sia per poter ridurre il numero di pazienti ai medici in gravidanza, con bimbi piccoli o con disabilità personali e in famiglia.
Eppure, non basta, se si vuole evitare la fuga dei camici bianchi si dovrebbe agire su più fronti e subito; infatti, i problemi sono noti da anni, ma fino ad ora si è fatto poco o nulla per risolverli.
Il primo problema, molto sentito dai medici, è l’asfissiante burocrazia che sottrae un’enormità di tempo all’attività clinica. I lacci e lacciuoli burocratici condizionano pesantemente il lavoro del professionista, che impegna un tempo enorme a far carte. E senza neppure avere sufficiente supporto dal sistema informatico regionale, essendo questo palesemente inadeguato. Non si può chiedere ad un medico di dimezzare il tempo dedicato alla cura dei propri pazienti per occuparsi di questioni burocratiche, per lo più inutili.
Serve una bureaucracy review e dovrebbe porvi mano la Regione, visto che da questa dipendono molte incombenze burocratiche. Altre derivano da Ministero, INPS, INAIL, AIFA, ecc., ma il presidente Fedriga presiede da anni la Conferenza delle Regioni italiane ed è quindi un interlocutore privilegiato per Ministero della Salute, AIFA ed enti vari, per cui potrebbe quindi darsi da fare in tal senso.
Inoltre, la Regione dovrebbe finanziare il potenziamento del personale di segreteria negli studi medici, perché anche questo aiuta. Nel complesso poco o nulla si sta facendo per attrarre i medici, gli incentivi economici servono ma non bastano.
Neppure dopo il Covid, nonostante le solenni promesse della politica, si è fatto qualcosa, anzi con il Pnrr è arrivata la grande delusione nel veder utilizzate tante risorse non per medici e infermieri, ma per i muri. Già, invece di investire nel personale si sono spesi miliardi di euro per moltiplicare le strutture (Case di comunità, COT, Ospedali di Comunità), che sono destinate a rimanere scatole vuote proprio per la mancanza dei professionisti che la politica ha ignorato.

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