Siamo di nuovo a parlare di incendi boschivi, ma a fuochi spenti perché i roghi non si ripetano più avanti. Infatti, nonostante le recenti drammatiche esperienze si parla troppo poco di prevenzione. Questa non è un’impressione, lo denuncia l’UNCEM – Unione nazionale dei Comuni, delle Comunità e degli Enti montani – in un dossier dedicato alla prevenzione e gestione degli incendi boschivi.
L’Italia continua a inseguire le fiamme invece di prevenirle – affermano le comunità montane- ma la risposta ai roghi non può essere affidata soltanto all’emergenza, servono gestione forestale, manutenzione, viabilità, punti d’acqua, formazione e sistemi di monitoraggio.
Il rapporto dell’UNCEM esamina lo stato della pianificazione tecnica AIB, antincendio boschivo, nelle regioni italiane, e dalla tabella pubblicata nel dossier emerge che il Friuli Venezia Giulia è l’unica regione italiana a non avere un Piano AIB, mentre tutte le altre, ma proprio tutte, hanno Piani aggiornati all’ultimo triennio. In FVG il riferimento tecnico-normativo in materia AIB risale al secolo scorso, al “Piano Regionale di Difesa del Patrimonio Forestale 1997-1999” (DPG n. 0136 del 17 aprile 1998).
Eppure, la pianificazione è fondamentale per la previsione e la prevenzione, e quando il fuoco divampa diventa essenziale per assicurare la tempestività, l’efficacia e la sicurezza delle operazioni di spegnimento.
E qui bisogna richiamare le dichiarazioni alla stampa dell’assessore alla Protezione civile Riccardi secondo cui “il bilancio dell’emergenza incendi in Carnia è positivo”, portando a sostegno di questa tesi il fatto che sono stati versati 3milioni di litri d’acqua, quasi che l’efficacia delle manovre antincendio si possa valutare dai litri d’acqua impiegati. Forse si è cercato di mascherare le falle del sistema visto che l’incendio del monte Amariana inizialmente ha interessato circa un ettaro, è rimasto contenuto per 4-5 giorni per poi esplodere e alla fine devastare oltre 800 ettari di montagna.
Molti si chiedono se nei primi giorni l’intervento sia stato adeguato, se ci sia stato un controllo del fuoco con i droni, visto che la Protezione civile ne ha 22 con una quarantina di volontari abilitati all’uso.
Già nel grande incendio in Carso, era il 2022 si erano evidenziate carenza organizzative nelle operazioni di spegnimento, e pare che anche quest’anno più di qualcosa non abbia funzionato nonostante gli sforzi encomiabili del personale impiegato sul fuoco. Perché se è vero che l’apporto dei volontari è essenziale, è anche vero – come sottolineano le Comunità montane – che la catena di comando deve essere coordinata da Vigili del fuoco, perché solo i pompieri sono i professionisti del fuoco, lo conoscono bene e lo affrontano ogni giorno. Ma non tutti lo capiscono, in particolare nella nostra Regione.

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