“Bagni nel Natisone nonostante i divieti”, così titola la stampa, mentre i politici invocano più controlli per impedire la balneazione.

Nuotare nei fiumi e torrenti è potenzialmente più pericoloso che nel mare, soprattutto per chi non conosce i tratti d’acqua insidiosi, egualmente i fiumi della nostra regione sono affollati di bagnanti e non pare sia possibile un reale controllo, neppure nei posti più affollati, la gente e soprattutto i ragazzi si sposterebbero in altri tratti dove magari il rischio è maggiore.

Ma quei politici che vogliono imporre divieti su divieti si sono accorti che ad un anno dalla tragedia del Natisone nulla è stato fatto per migliorare il soccorso fluviale? Sanno che non è una questione di risorse, che queste ci sono, ma non vengono utilizzate al meglio?

I fiumi e torrenti della nostra regione sono monitorati con idrometri che misurano la portata e il livello dei fiumi, ma questi dati non sono disponibili in tempo reale presso le Sale operative dei Vigili del fuoco. I dati arrivano solo alla Sala della Protezione civile a Palmanova, neppure alle Centrali di NUE112 e SORES.

Per i Vigili del fuoco poter avere in tempo reale l’allerta dell’onda di piena non è un optional, rappresenterebbe un elemento importante per valutare con maggior precisione la situazione e il grado di pericolo e quindi decidere quali mezzi di soccorso impiegare.

Il giorno della tragedia del Natisone la piena era stata registrata anticipatamente sia dall’idrometro di Pulfero che da quello di Cividale, ma questi dati erano arrivati solo alla Protezione civile, che dà le allerte meteo, non ai Vigili del fuoco che pur gestiscono i soccorsi fluviali.

Su questo tema era stata indirizzata un’interrogazione all’assessore Riccardi chiedendo di affrontare le problematiche del soccorso nei corsi d’acqua e di rendere fruibili le risorse esistenti, ovvero la rete idrometrica e l’elisoccorso.

Dell’elicottero adibito al soccorso tecnico urgente abbiamo già parlato, un anno fa mancavano le procedure per farlo partire in tempo reale, e mancano tuttora. È una risorsa che costa due milioni di euro all’anno, ma il suo utilizzo rimane incerto e problematico, visto che chi di dovere non ha ancora prodotto le procedure.

Se il giorno della tragedia i Vigili del fuoco avessero avuto in tempo reale l’allerta idrometrica del pericolo incombente e ci fossero stati i protocolli condivisi con la SORES per il soccorso tecnico urgente l’esito sarebbe stato verosimilmente assai diverso.

Oggi preoccupa che non sia stato recepito alcun insegnamento dalla morte dei tre ragazzi, il sistema di emergenza continua a lavorare a compartimenti stagni, non ci sono impianti di allarme acustici/luminosi nei posti a maggior rischio…la tragedia del Natisone potrebbe forse ripetersi tale e quale.

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