Un’altra estate di fuoco si prospetta sul fronte ospedaliero. Apprendiamo dal TGR che il piano ferie delle Aziende sanitarie comporterà la chiusura di un elevato numero di posti letto, soprattutto nei reparti di medicina interna. A Cattinara verranno tolti 20 letti e altrettanti tra Gorizia e Monfalcone, mentre in Friuli ne chiuderanno oltre 60, il 15% della dotazione attuale, che è già insufficiente a soddisfare i bisogni.

Ma per il direttore sanitario dell’Azienda sanitaria triestino-isontina la situazione è sotto controllo. Forse non ricorda cosa successe l’altr’anno nei Pronto soccorso, dove i pazienti erano lasciati per giorni in barella in attesa che si liberassero letti in Medicina. E a stare in barella per tanto tempo si soffre, soprattutto se si è anziani e fragili, ma c’è anche il disagio derivante dalla mancanza di privacy e la difficoltà ad aver accanto i propri cari.

È noto il taglio di posti letto di medicina impatta in primis sul Pronto soccorso, perché qui rimangono i malati nell’attesa che si liberino i letti nei reparti – fenomeno del “boarding” – sottoponendo il personale del PS, già ridotto all’osso, a ulteriori grossi carichi di lavoro per assistere questi malati. In parallelo la carente ricettività delle strutture territoriali ritarda di giorni le dimissioni dai reparti di pazienti che non necessitano più di cure ospedaliere ma di assistenza sul territorio.

Recentemente il primario di Medicina interna di Tolmezzo, il dott. Paolo Agostinis, ha lanciato un grido di allarme scrivendo in una lettera aperta che la riduzione dei posti letto di Medicina avrà effetti negativi sull’intero ospedale, in particolare sul PS visto che la permanenza a oltranza di pazienti in PS ritarderà i processi diagnostici e terapeutici e aumenterà il rischio clinico.

Una presa di posizione guidata dall’etica e assai coraggiosa, visto che si espone a prevedibili ritorsioni in quanto si sa che i vertici della sanità regionale non amano le critiche.

Speriamo non resti una voce isolata tra i professionisti, perché sono in gioco la sicurezza del paziente e la dignità della persona.

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