È successo a Trieste pochi giorni fa, questo il racconto di un testimone, M.F. le iniziali:
“Sarà sfortuna, o forse carenza di mezzi ed operatori, ma sta il fatto che mercoledì 19 novembre, una chiamata urgente per un’ambulanza si è svolta così, e parliamo di San Vito, cuore di Trieste. Ora 10.20 telefonata al 112 che risponde ovviamente da Palmanova, la vittima dell’attacco cardiaco (fibrillazione atriale in corso da oltre un’ora e che nonostante i farmaci dedicati non regrediva ma si aggravava, pulsazioni cardiache in piena aritmia tra i 135 ed i 185 battiti, pressione arteriosa 65-100) chiede all’operatore un’ambulanza per essere stabilizzato e portato di corsa a Cattinara. Avendo già subito negli anni otto episodi precedenti a partire dal 1988 ricorda benissimo l’affettuoso ordine di Fulvio Camerini: chiama subito l’ambulanza e vieni di corsa in ospedale che dalla fibrillazione si esce in due modi: con la cardioversione (anestesia totale solitamente eseguita dai rianimatori cardiaci con scosse sul torace tramite due piastre, defibrillatori, fino a quando il battito cardiaco non si normalizza) oppure l’arresto cardiaco e ti saluto. Camerini avvertiva che più tempo passa dall’insorgere della fibrillazione maggiore è il rischio che nel sangue ristagnante si formino trombi fatali per l’insorgere di infarto ed ictus. Ma torniamo alla telefonata dove il tempo che passa non aiuta: prima descrizione sommaria dei sintomi all’operatore di Palmanova, oltre ovviamente ad informare del domicilio del chiamante che è solo in casa, passati un due minuti in questa operazione il centralinista mette in attesa (con musichetta) il chiamante per indirizzarlo al pronto intervento di Trieste (in realtà è la SORES di Palmanova ndr). Dopo quasi un minuto di attesa, risponde un’operatrice di Trieste (in realtà della SORES ndr) e qui il colloquio è, comprensibilmente, più lungo perchè vuole la descrizione dei sintomi, giustamente, del pregresso, e una dettagliata descrizione dell’indirizzo. Il tutto, tra l’inizio e la fine, conferma di invio di un’ambulanza in “Codice Rosso”, impegna circa cinque minuti. Da allora passano 40 minuti senza la vista dell’ambulanza e, chiamato un parente dall’altro lato della città (Vicolo delle Rose) la persona si fa accompagnare con mezzi propri a Cattinara avendo preavvertito il medico del Pronto Soccorso della sua situazione. Sulla Superstrada chiama di nuovo il 112 per avvertire che rinunciava all’ambulanza e dopo la solita trafila l’operatrice di Trieste lo informava che la stessa era stata impegnata in una precedente chiamata e che “a breve” si sarebbe diretta verso la sua abitazione e che la scelta di rinunciarvi viste le sue condizioni ricadeva sotto la sua responsabilità. Poi arrivato a Cattinara tutto è filato nel migliore e più veloce dei modi: intensiva e rianimato in anestesia totale con il defribillatore. Spiace dunque aver contribuito ad abbassare la media del “primato”, ma la realtà è questa.”

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