Alla notizia dello stop dei lavori a Cattinara i primari che vi lavorano hanno denunciato l’estremo disagio prodotto dalla convivenza con i cantieri auspicando la rapida ripresa dei lavori.

Ma non si è colta alcuna preoccupazione per come si presenterà il futuro ospedale una volta realizzato. Eppure, il progetto Cattinara non sembra contenere gli standard di sicurezza che dovrebbero guidare la realizzazione degli ospedali dopo il Covid al fine di affrontare più efficacemente nuove eventuali epidemie.

La nostra regione non sembra aver tratto proficui insegnamenti dalla tragica esperienza del Covid, di cui Trieste fu l’area più colpita. Infatti, nel 2020, in aprile, Trieste contò un numero di infetti e di deceduti enormemente più alto rispetto alle altre province del FVG: nella nostra città i contagiati furono 279/100mila abitanti, contro 105 a Gorizia, 129 a Udine, 111 a Pordenone. E idem per la conta dei morti: a Trieste i deceduti risultarono 33/100mila abitanti contro 1 a Gorizia e 8 a Udine.

L’estrema facilità di diffusione del virus a Cattinara avrebbe dovuto indurre una riflessione sulle cause, prima tra tutte la degenza in stanze a due o più letti dove i malati respiravano l’uno l’aria espirata dall’altro e viceversa, 24 ore su 24 per più giorni, inalando i virus trasmessi nell’aria dai compagni di stanza, e così si infettavano e così morivano.

Ma nonostante tali evidenze non c’è stato alcun ripensamento del progetto e nel nuovo Cattinara le degenze continueranno ad essere promiscue in stanze a due e a tre letti. Così i pazienti continueranno ad infettarsi, visto che anche al di là del Covid, le infezioni ospedaliere sono un grande problema, del quale l’Italia detiene in Europa un triste primato per mortalità. Già prima della pandemia ogni anno nel nostro paese morivano oltre 10mila pazienti per infezioni multiresistenti contratte durante il ricovero.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità considera l’edilizia ospedaliera un cardine della preparazione a future possibili pandemie e, suggerisce quale migliore soluzione le stanze singole; l’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) nelle statistiche sui fattori di rischio per le infezioni ospedaliere effettua il monitoraggio delle percentuali di letti in stanza singola negli ospedali dei diversi Paesi.

Ma oltre al contenimento delle infezioni la degenza in stanze singole, con un secondo letto per un eventuale accompagnatore, significa umanizzazione delle cure, tra cui rientra appieno la tutela della privacy e la presenza e il supporto dei propri cari. È importante per il malato ricoverato in ospedale poter ricevere visite ed è del pari importante per i parenti poterlo confortare in un momento di fragilità, ricordando che proprio gli anziani con problemi cognitivi traggono enorme beneficio dalla presenza di familiari, che tra l’altro possono così alleggerire il personale per quanto riguarda l’assistenza a questi pazienti “difficili”.

Invece mantenendo invariato l’attuale progetto, a Cattinara i malati continueranno a vivere, dormire, essere curati insieme ad estranei, e sempre davanti a estranei dovranno parlare di aspetti personali, spesso delicati della loro vita, e proprio in momenti di disagio, sofferenza, preoccupazione. Ecco, oltre alla sicurezza conta anche questo, che è rispetto della dignità della persona.

Il Presidente Fedriga si è detto molto preoccupato dello stop dei lavori, ma non dovrebbe preoccuparsi anche su quale ospedale i triestini potranno contare nei prossimi decenni?

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