Questa il racconto della figlia:

“Ci siamo sentiti via messenger e le avevo chiesto se potessi segnalare un episodio legato al decesso di mio papà.

Forse per persone esterne sembrerà una stupidaggine, ma a noi questa mancanza di interesse, menefreghismo e zero sensibilità per i parenti ha lasciato una rabbia e un dolore ancora più grande per la nostra enorme perdita.

Vengo ai fatti.

Mio padre era ricoverato in medica da una settimana circa, aveva un tumore al polmone per amianto e aveva avuto un crollo improvviso.

Già in partenza non essendoci posti letti lo hanno “parcheggiato” in chirurgica ma questa forse è prassi normale.

Riusciamo a fargli visita solamente due giorni, dopodiché’ ci avvisano che c’è stato un caso di covid nel reparto e che ci vorranno giorni prima che sia accessibile perché’ prima doveva avere un tot di tamponi negativi. Già questo è stato grave per noi…ci ha tolto gli ultimi giorni di nostro padre…lui tramite chiamate nostre che rispondeva con l’aiuto delle OSS ci chiedeva di andare su, ci voleva là, non riusciva a capire che non ci era permesso.

A noi sono state date varie versioni in quei giorni: il caso è proprio nella sua stanza, no il caso non è nella stanza sua, non sappiamo dov’è stato il caso…

Inoltre, già da come parlava capivamo che qualcosa non andava, che stava peggiorando in modo velocissimo.

Dopo il covid non si può più parlare a voce coi medici, non si può più vederli in faccia, non si può più cercare di scorgere nei loro sguardi se ti stanno dicendo tutto…

Aspettavamo con ansia i due giorni alla settimana in cui è possibile parlare con loro ESCLUSIVAMENTE AL TELEFONO…ci dicono sempre le stesse cose, che ha avuto una broncopolmonite in via di guarigione, che la cosa più preoccupante è la disidratazione e che il problema era che quando andavano dentro lui aveva tolto mascherina e flebo e quindi poco si poteva fare.

Sarei rimasta io 24 ore al giorno a tenergli la mascherina ma, a parte che l’orario di visita non lo permette, con il caso covid non potevamo nemmeno quelle due ore, quindi ci dicevano solo di aspettare.

Qua arriva il peggio del peggio.

Finalmente domenica 26 marzo ci dicono che è sempre risultato negativo e possiamo fargli visita…corriamo subito da lui e lo troviamo in pessime condizioni, quasi incosciente, ci risponde a malapena un paio di volte, ma non in modo lucido.

Mia mamma chiede a un’infermiera (sempre della chirurgica dov’era parcheggiato) se era possibile parlare con un medico perché’ per noi la situazione era troppo grave, gentilmente l’infermiera le dice che la dottoressa era proprio in turno, di andare giù in medica e chiedere di parlare un attimo.

Mia madre va in Medicina e chiede se è possibile parlare con la dottoressa riguardo al forte peggioramento di mio padre, l’infermiera dice di aspettare un attimo e dopo torna riferendo che la dottoressa non aveva tempo di parlare coi parenti, che avrebbe parlato al telefono il giorno dopo come era programmato e che comunque NON ERA UN CASO CRITICO!!!!

Abbiamo aspettato la telefonata del giorno dopo con ansia (come da prassi il lunedì) e ci ripete sempre le stesse identiche cose, che si toglie la mascherina, che la broncopolmonite è in via di risoluzione, che sarà UNA COSA LUNGA perché’ non collabora…da incosciente come fa a collaborare non so!!!

Però il giorno prima ci dice non è un caso critico, il giorno dopo all’ora di pranzo al telefono dice che è tutto stazionario e ci mettiamo il cuore in pace e aspettiamo il pomeriggio per vederlo.

Ricordo che siamo il 27 marzo…il giorno dopo a quando abbiamo potuto andare a vederlo.

Al pomeriggio mia madre gli fa visita con mio fratello, e a quel punto lui non rispondeva più a nessun tipo di stimolo, le dicono che finalmente si è liberato un posto letto e che lo portano nel suo reparto.

Finisce l’orario di visita, mia mamma e mio fratello vanno via e ci dicono che appena lo spostano ci avvisano perché’ poteva essere anche di notte.

Arrivano a casa, in pensiero ma ricordando le parole della dottoressa che non è un caso critico, e che era stazionario come gli altri giorni…ma… arriva la telefonata di un medico della Medica per riferire che gli avevano portato giù mio padre, che lo aveva visitato e che la situazione era gravissima, che potevamo tornare su per stare con lui quanto volevamo perché’ non gli restava molto…non siamo riusciti nemmeno a tornare su perché mezz’ora dopo ci ha lasciati!!!

Adesso io mi chiedo che tipo di dottoressa era la signora che ci ha dato quelle notizie, in quei giorni ha mai visitato mio padre? Ma soprattutto mi chiedo se essendo parcheggiato in un reparto diverso era seguito e controllato per non sapere che la situazione era degenerata?????? Con la scusa del caso covid era abbandonato a sé stesso nelle stanza senza che venga visitato, gli venga rimessa la mascherina, gli sistemino la flebo, e senza che nessuno si accorga che se ne stava andando????

Probabilmente ci avrebbe lasciato lo stesso, ma con noi vicino a lui, forse con meno sofferenza, e soprattutto se invece di rassicurarci che non era critico dandoci speranza lo avrebbero visto e ci avessero detto la situazione reale…forse-sottolineo forse-avremmo avuto un dolore immenso, ma meno sensi di colpa, perché’ ora viviamo con il pensiero che per dirci così non lo vedeva nessuno…che se n’è andato abbandonato alla sua sorte come un numero…che ci hanno tolto gli ultimi giorni per poter sentire la sua voce, vedere i suoi occhi, toccare la sua mano.

Spero mi perdoni per aver scritto tanto, ma volevo essere più chiara possibile, perché’ ora ci resta tanto tanto tanto dolore …e mi farebbe piacere sapere se secondo Lei è un trattamento corretto da parte della dottoressa, anche il non voler parlare a voce.

Non volevamo un consulto, bastavano solo due parole per farci capire la situazione mentre eravamo lacerati dai dubbi e dalla paura di perderlo.” (lettera firmata)

Questa lettera o descrive un trattamento che pare oltremodo lesivo della dignità della persona, in questo caso ancor più odioso trattandosi di un malato anziano e fragile, a cui è stata negata la presenza dei suoi cari negli ultimi giorni di vita.

Fatti del genere sembrano dipendere da pesanti deficit organizzativi e di governance, ma anche dalla promiscuità delle degenze.

In tutto il mondo si è fatto tesoro della lezione dataci dalla pandemia e si sta ripensando alla struttura degli ospedali con stanze singole (+ letto per l’accompagnatore) per meglio proteggere i degenti dalle infezioni.

Ma anche per umanizzazione delle cure, tra cui rientra la tutela della privacy della persona e la presenza e il supporto dei propri cari. Già 10 anni fa il prof. Umberto Veronesi raccomandava camere singole e la possibilità di ricevere i propri cari durante tutto l’arco della giornata, aggiungendo che: “anche questa è etica, anche questo serve a guarire, costa ma serve.”

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