“Allarme virus in corsia” titola il Gazzettino del 2 novembre riferendosi all’ospedale di Pordenone e al CRO di Aviano.

L’allarme deriva da uno studio che ha rilevato in FVG una frequenza di pazienti con un’infezione contratta durante la degenza pari a 5,3 ogni 100 pazienti presenti in ospedale.

Ciò significa che un malato ogni venti che entrano in ospedale è destinato a contrarre un’infezione all’interno delle mura ospedaliere, e una quota di questi morirà. Del resto, l’Italia ha il triste primato in Europa per le morti da infezioni ospedaliere: 11.000 morti all’anno a fronte di 33.000 in tutta Europa.

Ora l’ASFO – Azienda sanitaria del Friuli Occidentale – cerca di correre ai ripari con una task force incaricata di prevenire la propagazione di virus e batteri in ospedale. L ’obiettivo è quello di velocizzare le informazioni da reparto a reparto per poter intervenire con isolamenti (piccoli lockdown interni) e disinfezioni rapide. Lo stesso gruppo di lavoro ha anche il compito di monitorare i risultati delle azioni di prevenzione.

Ma quale prevenzione? Un più accurato controllo di pulizie e disinfezioni è senz’altro auspicabile, ma non basta, visto che la maggior parte delle infezioni è contratta per via aerea; e infatti la task force ha il compito di individuare i malati infettivi e isolarli. Ma dove? Nei nostri ospedali quasi tutte le stanze sono a due letti e questi dopo i tagli degli ultimi anni non bastano neppure nei periodi normali, figuriamoci nei mesi invernali.

Comunque, il problema è all’origine: se due pazienti sono degenti nella stessa stanza si trovano a respirare la stessa aria ventiquattr’ore al giorno, così se il compagno di camera è infetto enormi quantità di germi inondano i polmoni del vicino di letto. Quindi l’unico vero deterrente a queste infezioni è la degenza in stanza singola.

L’ECDC – European Centre for Disease Prevention and Control – nelle statistiche sui fattori di rischio per le infezioni ospedaliere effettua il monitoraggio delle percentuali di letti in stanza singola negli ospedali dei diversi Paesi, e purtroppo l’Italia è tra gli ultimi.

Ovviamente dopo il Covid in diversi paesi europei c’è stato un netto richiamo in tal senso, ad esempio la Gran Bretagna ha deciso di costruire o ristrutturare tutti gli ospedali con il 100% di stanze singole.

Ora a Pordenone si spera nella task force per contenere le infezioni ospedaliere, ma perché non si è pensato di progettare il nuovo ospedale tenendo conto del rischio infezioni? A breve il nuovo ospedale verrà inaugurato, ma si inaugurerà un ospedale nato vecchio.

In tutta Europa si sono costruiti negli anni sempre più ospedali a camere singole, e lo stesso si sta facendo ultimamente anche nel nostro paese, perché oltre alla prevenzione delle infezioni ciò garantisce ai malati il rispetto della privacy e della dignità, che in ogni caso fanno parte delle buone cure.

Eppure, la Regione FVG nella riqualificazione della rete ospedaliera non sembra tenerne conto.

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