In una recente lettera riportata dal Piccolo il Rettore dell’Università di Trieste ha evidenziato lo studio della prof. Rossana Bussani sulla mortalità da Covid pubblicato dal prestigioso ‘European Journal of Clinical Investigation.

Nell’occasione il rettore, dopo aver espresso soddisfazione per il lavoro della scienziata triestina, ha sottolineato come la pandemia abbia colto tutti di sorpresa e ha auspicato di non trovarsi impreparati a future eventuali epidemie, avvertendo che “tutti coloro che dimenticano il loro passato sono condannati a riviverlo.”

Su questo monito credo valga la pena di soffermarsi per non dimenticare fatti di particolare rilevanza, ricordando che a Trieste si sono registrati tra i più alti tassi di mortalità e che l’ospedale è risultato tra i principali focolai di diffusione del Covid.

Nulla di strano, i malati a Cattinara sono degenti in stanza a 2 e 4 letti e sono quindi costretti a respirare la stessa aria ventiquattr’ore al giorno, in queste condizioni di promiscuità non c’è maschera che tenga, basta un compagno di camera infetto ed enormi quantità di virus inondano per giorni i polmoni dei malati degenti nella stessa stanza. Gli esiti si sono visti e si sono anche dimenticati.

Infatti, gli ospedali in FVG prevedono tuttora degenze promiscue in stanze a 2 o 3 letti, o addirittura 4, come a sta avvenendo a Cattinara. Per i programmatori regionali sembra quasi che la pandemia non sia mai avvenuta e quindi perché preoccuparsi di eventuali epidemie future?

In Gran Bretagna dopo il Covid il governo decise di costruire o ristrutturare tutti gli ospedali con il 100% di stanze singole, in base alla considerazione che l’Inghilterra, che da anni costruiva di regola ospedali con il 50% di camere singole, fosse “lagging behind”, in ritardo rispetto ad altri Paesi, dove le stanze singole già costituivano la norma.

Né va dimenticato che l’Italia ha il primato in Europa per le morti da infezioni ospedaliere: 11.000 morti all’anno a fronte di 33.000 in tutta Europa. L’ECDC (European Centre for Disease Prevention and Control) nelle statistiche sui fattori di rischio per le infezioni ospedaliere effettua il monitoraggio delle percentuali di letti in stanza singola negli ospedali dei diversi Paesi, e purtroppo l’Italia è tra gli ultimi.

Appare incomprensibile che la Regione FVG nella “riqualificazione” della rete ospedaliera non abbia finora tenuto conto di evidenze scientifiche e orientamenti internazionali su questo tema. Ora la politica dovrebbe intervenire decisamente, poiché non vorremmo – come ha scritto il rettore – che dimenticando il passato fossimo condannati a riviverlo.

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