In merito all’incidente al Villaggio del Pescatore in cui una diciottenne colpita da un razzo ha perso un occhio la Centrale operativa SORES ha diffuso un comunicato in cui ricostruisce le fasi della richiesta di soccorso.
Dalle registrazioni audio emerge che l’infermiera al telefono «come richiesto dal protocollo, ha insistito per avere informazioni più dettagliate sullo stato di salute della ragazza», ma il chiamante «non ha risposto a queste domande, riuscendo solo a confermare la localizzazione dell’incidente». Poco dopo («la chiamata è durata 23 secondi»), il chiamante «ha riportato la volontà di un presente di trasportare in autonomia la ragazza al più vicino Pronto soccorso (senza specificarlo), dichiarando all’infermiera “non serve l’ambulanza” e chiudendo la telefonata». L’infermiera ha quindi richiamato la persona per sapere dove stavano accompagnando la ragazza per allertare il Pronto soccorso del suo arrivo.
Dal comunicato della SORES il «chiamante», ovvero la persona che chiedeva aiuto, appare poco collaborante, «non ha risposto a queste domande», e comunque ha rinunciato all’ambulanza.
Quindi perché poi lamentarsi se l’ambulanza non è arrivata?
Però qui bisognerebbe sapere cos’è avvenuto a monte, poiché il primo contatto è stato con il NUE 112, di cui nel comunicato non si parla, forse perché sono enti diversi; è noto infatti che per avere soccorso una telefonata deve transitare per almeno due centrali operative che appartengono a enti diversi. Quindi l’operatore del NUE112 aveva già fatto le domande di rito a chi chiedeva aiuto, poi l’ha messo in attesa, non si sa per quanto prima che l’operatore della SORES prendesse la chiamata – altro che 23 secondi! – nel frattempo, là vicino c’era la ragazza con il volto devastato dal razzo.
In questo drammatico contesto al «chiamante», che già aveva detto al NUE 112 cos’era successo, il luogo dell’incidente e declinato nome e cognome, venivano di nuovo fatte le stesse domande e altre ancora, mentre i minuti passavano e la ragazza sanguinava.
Tra i presenti forse c’erano familiari della ragazza, sicuramente c’erano amici, che in quei momenti di grande agitazione avranno pensato di far prima andando in ospedale con una macchina privata. Forse avevano paura di dover aspettare troppo tempo l’ambulanza.
La SORES ha voluto anche precisare che è «privo di ogni fondamento che ci “fosse una sola ambulanza” e che “tutti i mezzi erano occupati”. A solo titolo di esempio l’ambulanza di Opicina era libera, pronta all’intervento, e poteva essere sul luogo nei tempi previsti dai protocolli».
In effetti nella provincia di Gorizia di notte sono operative 4 ambulanze e 1 automedica, ma quella di Monfalcone pare fosse occupata, e di notte per tutto il monfalconese c’è un’unica autoambulanza.
Per prestare soccorso alla ragazza – dice la SORES – poteva arrivare l’ambulanza di stanza a Opicina, lontana 20 km dal Villaggio del Pescatore, sarebbe arrivata «nei tempi previsti dai protocolli».
Già, i protocolli, anche sul Natisone erano stati seguiti i protocolli…

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