La direzione a interim del Cro di Aviano non è fusione con Asfo, l’Azienda sanitaria di Pordenone – ha dichiarato l’assessore Riccardi – e mai come questa volta sembra proprio un’excusatio non petita…

Questo concetto è stato ribadito da Riccardi in una riunione a porte chiuse con la direzione strategica dell’istituto. Già, a “porte chiuse”, in barba alla trasparenza, sempre evocata e di rado applicata.

Intervistato dal TGR RAI l’assessore ha precisato che “il mandato al direttore generale non è un’ipotesi in questo momento di fusione delle due aziende, il Cro quindi mantiene l’indipendenza, ovviamente dobbiamo fare un’ottimizzazione che consenta percorsi condivisibili e sostenibili anche sul piano dei volumi”.

Riccardi assicura che la fusione non è un’ipotesi “in questo momento” – forse pensava tra sé in futuro si vedrà – ma i presupposti per il ridimensionamento del CRO sembrano esserci tutti quando parla di “ottimizzazione”, visto che nel lessico sanitario è sinonimo di tagli di strutture e servizi.

Il neodirettore ad interim, il dott. Tonutti, conferma che si “potrà far ordine su alcuni aspetti di integrazione tra AsFo e Cro”.

E “integrazione” è sinonimo di accorpamento, ovvero si chiude una struttura per arricchire un’altra, ma il risultato è inevitabilmente più povero di quando le strutture erano due.  

Comunque è apprezzabile prevedere percorsi diagnostico terapeutici  condivisi e armonizzati tra le aziende, ma per far  questo c’è già lo strumento, che è  il Dipartimento interaziendale, modello organizzativo dove le due aziende che lo compongono concordano alla pari  i percorsi clinico-assistenziali,  i percorsi diagnostico-terapeutici, gli  standard di appropriatezza delle prestazioni, le “best practice”. Il Dipartimento è uno strumento semplice in cui le aziende operano alla pari ed in modo trasparente, non in stanze chiuse.

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