Una settimana fa, era la domenica di Pasqua, in Strada del Friuli un uomo è caduto dal bordo strada nella boscaglia sottostante con un volo di 10-15 metri, riportando serie lesioni multiple alle gambe e al torace.
I media hanno dato ampio spazio alla notizia parlando di una lunga e laboriosa operazione di soccorso, che ha reso necessario anche l’intervento del Soccorso alpino, vista la complessità delle manovre per raggiungere il ferito, e poi dell’elicottero per recuperarlo.
Osservando le foto pubblicate sui media con il ferito proprio sotto la sede stradale, quasi a picco, mi sono chiesto quanto grandi potevano essere le difficoltà in tale soccorso, da dover usare l’elicottero in assetto notturno, con i rischi che comporta, e con l’effetto di far arrivare un politraumatizzato in ospedale tre ore dopo l’incidente. E credo di parlare con cognizione di causa visto che nella mia pluriennale attività di soccorso con il 118 mi è capitato di fare diversi interventi più o meno simili. E mi sono sempre bastati i Vigili del fuoco. Erano interventi senz’altro impegnativi che richiedevano il tempo di far venire l’autoscala, che poi a mo’ di gru tirava su la barella, manovre che tra preparazione e sollevamento di solito si concludevano in mezz’ora o poco più.
Ma allora cos’è esattamente successo in Strada del Friuli?
Come sempre è assai difficile avere notizie dettagliate, ma nonostante il muro di riserbo, qualcosa si arriva a sapere. La chiamata al 112 avviene poco dopo le 18.30, intorno alle 19 l’ambulanza e i Vigili del fuoco sono sul posto, poi arriva anche l’autoscala, si prepara la barella speciale Toboga e iniziano le manovre di recupero; infatti, dalle foto vediamo l’autoscala già in lavoro, ed è ancora chiaro, ma poi tutto si blocca, sembra sia meglio far venire l’elicottero. Nel frattempo, arrivano anche i volontari del Soccorso Alpino che raggiungono i Vigili del fuoco già sul ferito. Siamo a oltre un’ora dall’allarme al 112, avvenuto alle 18.30 circa, e l’elicottero non c’è ancora. Ma a questo punto sono disponibili i tempi esatti, essendo registrati da Flight Radar. L’elicottero decolla da Udine alle 19.45, arriva alle 20.02 sopra il target, cominciano le operazioni, ma la poca luce del tramonto sembra aver reso particolarmente complicata la fase di recupero della barella con il verricello. Dopo un’ora viene issata a bordo e alle 21.02 l’elicottero si dirige verso la piazzola di Cattinara, distante 10 km, dove atterra dopo 4 minuti, il ferito viene caricato sull’ambulanza e alle 21.20 entra in Pronto soccorso e ricoverato in Rianimazione.
E allora ci si chiede perché si è bloccato il recupero con l’autoscala preferendo l’uso dell’elicottero e raddoppiando così i tempi di ospedalizzazione?
Sia chiaro che non è in discussione l’utilità dell’elisoccorso, servizio indispensabile e irrinunciabile in un sistema di emergenza, ma l’elicottero presenta numerosi rischi in fase di decollo, volo e atterraggio, oltre a costi molto elevati, per cui non può essere utilizzato come se fosse una semplice ambulanza.
Lascia perplessi l’uso che talora si fa dell’elicottero, verosimilmente ci sono problemi nelle procedure di ingaggio e loro applicazione, e ancora una volta è chiamata in causa la Centrale operativa di Palmanova.

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