Il trasloco della Medicina d’Urgenza nel rinnovato 12° piano della torre medica è senz’altro una buona notizia, perché questo era uno dei quattro piani rimasti vuoti dopo lo sventramento fatto all’inizio della ristrutturazione di Cattinara.
Due anni fa proprio su queste pagine avevamo lamentato le condizioni in cui si trovavano strutture come ad esempio la Clinica ORL, un reparto eccellente e sempre lodato a parole, ma poi costretto ad operare in spazi angusti e chiaramente insufficienti per l’entità e la delicatezza del lavoro svolto. Ci sono voluti anni per recuperare il piano in torre medica, adesso speriamo che i lavori in torre chirurgica siano un po’ più solleciti.
Il trasloco della Medicina d’urgenza è avvenuto in pompa magna, che come sempre caratterizza i tagli dei nastri a cui partecipa l’assessore Riccardi, che è ormai un habitué delle inaugurazioni.
Confesso che questa “cerimonia” ha un po’ sorpreso, poiché se fa piacere vedere che il gruppo di lavoro è stato in gran parte mantenuto e non disperso dopo la retrocessione della Medicina d’urgenza da struttura complessa autonoma a struttura semplice dipendente dal Pronto Soccorso, spiace molto che non sia stato ricostituito il reparto autonomo. Come lo era stato dall’anno della fondazione, il 1971 e fino al 2018, quando si realizzò il declassamento voluto dalla Serracchiani.
La Medicina d’urgenza aveva rappresentato un’eccellenza nel panorama della sanità triestina, tanto che Forza Italia si era schierata compatta contro il declassamento, coinvolgendo anche il Consiglio comunale di Trieste con una mozione per il ripristino dell’autonomia della Medicina d’urgenza.
Ma poi vinte le elezioni questa aspettativa fu tradita proprio dall’unico esponente di Forza Italia nella Giunta regionale, l’assessore Riccardi, che avallò anche la chiusura di altri reparti di eccellenza di Trieste, dalla 1° Chirurgica alla 3° Medica, per non parlare poi della Centrale operativa 118, mai restituita alla città nonostante i solenni impegni elettorali.
Comunque come detto, seppur appendice del Pronto Soccorso, la Medicina d’urgenza, sembra mantenere buone performance, tanto che a dirigerla è un apprezzato componente dello storico gruppo di lavoro, che è garanzia di competenza ed esperienza specifiche. Ma avremmo preferito vederla nel ruolo di primario piuttosto che in posizione subordinata al Direttore del Pronto Soccorso.
Come avremmo preferito che per la ristrutturazione della Medicina d’urgenza si fossero seguiti i criteri moderni dell’architettura ospedaliera, che si basa sulla degenza in stanza singola, per garantire ai malati una protezione più efficace dalle infezioni, il rispetto della privacy, la possibilità di avere vicini i propri cari. Condizioni che da anni, ed in particolare dopo il Covid, vengono assicurate nella maggior parte delle nuove costruzioni ospedaliere europee.
Invece la” nuova” Medicina d’urgenza si presenta con degenze promiscue in stanze a due o tre posti letto, e così i malati sono costretti a vivere, a dormire, a soffrire accanto a estranei, a respirare la stessa aria ventiquattr’ore al giorno. Con le intuibili conseguenze.
Si è persa una grande occasione per un rinnovamento a misura d’uomo, ma evidentemente i cittadini di Trieste non meritano tali riguardi.

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