La crisi finanziaria del gruppo Rizzani de Eccher entra in una nuova e più difficile fase, dopo che il Tribunale di Trieste ha respinto la domanda di estendere nuovamente le misure di protezione nei confronti dei creditori.
Ne ha dato notizia la stampa, ma è da tempo che i lavori di ristrutturazione a Cattinara sono pressoché fermi e ora si prospetta il blocco totale, con una dilatazione a tempo indefinito della convivenza tra ospedale e cantieri, che già dura da otto lunghissimi anni con pesanti disagi destinati ad acuirsi sempre di più.
I pazienti, i loro familiari, i medici e gli infermieri sono ormai alla soglia della sopportazione, e non è pensabile mantenere l’ospedale di Trieste a cantiere perenne. L’unica opera portata finora a termine è stata la distruzione della pineta con un’efficienza degna di migliore causa, così da un anno al posto del verde c’è una vasta distesa di terra che diventa un acquitrino dopo ogni pioggia.
Nelle torri le condizioni di ristrettezza in cui si trovano i reparti sono spaventose. Gli spazi dei reparti che occupavano un piano, e già stavano stretti, sono stati dimezzati dovendo arrangiarsi in metà piano. I pazienti sono ammassati in stanze piccole con più letti, dove incombe il rischio di infezioni, la privacy non esiste, difficile è poter avere la vicinanza dei propri cari. I medici, gli infermieri, gli OSS si fanno in quattro per ridurre i disagi dei malati, ma è una fatica bestiale assistere in spazi così angusti pazienti gravi.
Cattinara sembra uno scombinato girone dantesco, che dura da anni, durerà ancora chissà quanto e neppure si tenta di fare qualcosa almeno per ridurre il disagio. Nel 2018 furono demoliti cinque piani della torre medica, due sono stati ricostruiti per il Covid, di cui uno solo risulta ancora utilizzato. Perché non rimettere in sesto gli altri quattro per dare un po’ di sollievo a reparti tenuti in condizioni opprimenti?
E si ha ancora il coraggio di voler portare il Burlo a Cattinara?

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