Nella tragedia del Natisone si è sempre parlato dell’elicottero sanitario di stanza a Campoformido, e su questo si è concentrata l’attenzione, ma a Campoformido c’era un secondo elicottero, di cui non si parla mai nelle cronache della tragedia, forse neppure nelle carte dell’inchiesta, sembra quasi una sorta di elicottero fantasma, c’è ma non appare.

Nelle carte questo elicottero sembra non esistere, eppure quel 31 maggio era fisicamente presente nella base di Campoformido, come è presente ogni giorno 365 giorni all’anno con un pilota e un tecnico di volo sempre pronti a partire, è un elicottero adibito oltre che all’emergenza sanitaria anche al soccorso tecnico, proprio quello che serviva a salvare i ragazzi, eppure non è decollato.

Perché?

Per trovare una risposta bisogna raccontarne la storia, ed è una storia di approssimazione, disorganizzazione, spreco di denaro pubblico.

Tutto inizia il 7 giugno 2022 quando la Regione rinnova la convenzione con Elifriulia per il Servizio aereo di protezione civile ed elisoccorso al costo di 35.751.000 di euro per un quinquennio. Il rinnovo conferma il precedente assetto operativo di un’eliambulanza h 24, a cui si aggiunge una seconda eliambulanza in fascia oraria diurna, oltre all’elicottero in carico alla Protezione Civile.

La seconda eliambulanza prende servizio il 1° ottobre 2022 e ha tra i compiti d’istituto, oltre ai voli sanitari, anche la “Ricerca Dispersi; Recupero Illesi in ambiente ostile; Recupero Codici Bianchi in ambiente ostile; Recupero Salma” (documento ASUFC, Prot. n. 0155194-P / GEN / ASUFC dd 30/09/2022).

A questa eliambulanza sono quindi assegnati anche compiti di soccorso tecnico, ma per legge il soccorso tecnico rientra nei compiti istituzionali dei Vigili del fuoco (D.Lgs. 8 marzo 2006, n. 139, art. 24).

Pertanto, ci si attendeva che la Regione stipulasse una convenzione con i Vigili del fuoco in modo da poter utilizzare al meglio questa nuova risorsa, come già aveva fatto con il Soccorso alpino per sviluppare opportune sinergie tra sanitari del 118 e volontari del soccorso in montagna.

Invece per questo nuovo servizio non c’è stata alcuna convenzione con i Vigili del fuoco e così in questi anni quando c’era bisogno del mezzo aereo i pompieri dovevano far venire il loro elicottero da Mestre, mentre quello della Regione, pur più vicino e predisposto anche per il soccorso tecnico, restava a terra.

Del resto, la SORES – Sala Operativa Regionale Emergenza Sanitaria – a cui fa capo l’elisoccorso, non sembra aver mai ricevuto, per quanto noto, procedure scritte per l’attivazione di questo elicottero in missioni di soccorso tecnico, e neppure per i trasporti sanitari, ma essendo questo mezzo “prevalentemente utilizzato per i trasporti secondari differibili” – come recita il citato documento di ASUFC – in questi voli il fattore tempo non conta, non trattandosi di urgenze.

Invece il fattore tempo è fondamentale nel soccorso tecnico e in particolare nel “Recupero Illesi in ambiente ostile”, e i tre ragazzi pur illesi ma in un ambiente sempre più ostile non hanno potuto giovarsi di questo mezzo.

Per inciso va ricordato che questo elicottero costa ai contribuenti due milioni di euro all’anno e vola pochissimo, tanto che per l’AAROI- EMAC, che rappresenta i medici che nell’elisoccorso ci lavorano, questo servizio “risultava per lo più inutile e inutilizzato.”

L’anno scorso è stato presentato un esposto alla Corte dei Conti per lo spreco di denaro pubblico derivante dall’incongruo impiego di una risorsa così importante e così costosa.

Eppure, al di là dell’eventuale danno erariale i responsabili di tanta approssimazione e disorganizzazione andranno verosimilmente esenti da responsabilità penali per la morte dei tre ragazzi, ma la responsabilità politica è enorme.

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