L’incidente è successo sabato scorso sulla strada che va da Maniago a Meduno, a nord di Pordenone.
Sull’asfalto un ventiquattrenne incosciente e due ragazze ferite ma coscienti.
Alle 16.08 la chiamata al 112.
Alle 16.35 arrivano i Vigili del Fuoco.
Alle 16.40 – sono passati 32 minuti – atterra l’elicottero con il medico.
Alle 16.45 arriva l’autoambulanza.Il ragazzo è morto, lesioni erano troppo gravi; anche se i soccorsi fossero stati tempestivi non sarebbe cambiato nulla.
Ma è accettabile che in una strada del friuli, il sabato pomeriggio, in una zona non certo remota, tre corpi rimangano a terra per oltre mezz’ora prima che arrivi un’ambulanza? Sono arrivati un po’ prima i Vigili del Fuoco, ma che aiuto potevano dare a un motociclista sbalzato a terra morente?
E al dramma si aggiunge un altro motivo di inquietudine: due testimoni, non vedendo arrivare i soccorsi, si sono precipitate a prelevare lì vicino uno dei defibrillatori installati dal Comune, per portarlo ad un’infermiera di passaggio che stava assistendo, per quel che poteva, il giovane motociclista. Ma le batterie sono risultate scariche, il defibrillatore era inservibile. Non sarebbe comunque servito al ragazzo.
Ma è accettabile che uno dei defibrillatori messi a disposizione nei punti strategici della regione quando serve abbia le batterie scariche? E se si fosse trattato di un arresto cardiaco dove pochi minuti fanno la differenza tra la vita e la morte? Chi aveva la responsabilità di controllarlo? C’è un procedura di controllo? Perché si sa che le batterie vanno verificate periodicamente e sostituite.Qualcuno è in grado di dare una risposta?
Questi fatti sono stati riportati sul Gazzettino di ieri, 11 maggio, e sono talmente inquietanti che prima di evidenziarli abbiamo atteso una smentita, o almeno una precisazione, dai vertici sanitari. Invano.
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