La situazione e il ruolo delle Case di Riposo sono stati sotto la lente di ingrandimento durante l’emergenza Covid-19. Ricordiamo che nella stragrande maggioranza dei casi queste strutture hanno “subito” il virus, di provenienza verosimilmente per lo più ospedaliera, e che, in particolare a Trieste, il piano dell’Azienda sanitaria per le suddette strutture è stato partorito decisamente tardi (appena il 27 marzo).

Complessivamente le Case di Riposo, anche quelle piccole e inserite in contesti condominiali, hanno agito con prudenza e responsabilità in difesa dei propri ospiti e altresì fungendo da valida barriera alla diffusione del contagio. Certo, ci sono stati alcuni casi, peraltro circoscritti, che hanno visto poche strutture con molti contagi, ma proprio il piccolo numero di residenze colpite conferma il buon andamento generale. Si ricorda, inoltre e per sgombrare il campo da fraintendimenti, che le case di riposo non sono delle strutture ospedaliere di terapia intensiva, ma residenze votate all’assistenza a prevalente contenuto sociale e non sanitario.

Ciò che oggi appare incomprensibile è il trattamento che stanno subendo sia molti anziani e le loro famiglie, sia i gestori delle case di riposo stesse.

Nel dettaglio, quanto ai primi, non risulta ci sia la possibilità per le famiglie di far visita ai propri cari, ospiti delle residenze; dopo tutti questi mesi, il persistere di questa situazione sembra essere un’indecorosa mancanza di attenzione da parte della Regione e dell’Azienda Sanitaria. Molti anziani che hanno deficit cognitivi si sentono smarriti e abbandonati dalle famiglie e nonostante l’assistenza prestata loro dalla struttura, questa condizione di abbandono familiare ed affettiva rischia di deteriorare il loro stato di salute.

Quanto ai gestori delle case di riposo, si evidenzia che i protocolli in essere sono ancora quelli di aprile, con la pandemia in corso e che non prevedevano la possibilità di nuovi accessi alle strutture. Sebbene molte residenze abbiano elevato ed adattato gli standard –con notevole impegno economico- per adempiere a nuovi parametri di sicurezza e al fine di riprendere gli accoglimenti, il permesso di accogliere non arriva da parte dell’Azienda sanitaria. E’ forse in atto il noto meccanismo dello scaricabarile, peraltro già adottato in occasione della nave fantasma? Chi si prenderà la responsabilità di far riprendere nelle case di riposo gli accoglimenti che sono fondamentali per la sopravvivenza di queste realtà, che offrono un servizio fondamentale a tante famiglie garantendo assistenza alle persone anziane? Agirà la Regione? L’Azienda sanitaria?

Sono queste le domande che sottoporrò lunedì, con apposita interrogazione, alla Giunta regionale.

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